Notizia In ricordo di un uomo buono
Nel quarto anniversario della scomparsa del presidente Slobodan Milošević       “Vi dicono che colpiscono la Serbia per colpire me. Ma in verità colpiscono me per colpire la Serbia”.     S. Milošević Il fondamentalismo e la vulgata laiciste, per una sola volta, ci consentiranno di parafrasare cristianamente la parabola della trave e della pagliuzza. Questa esemplificherebbe egregiamente, infatti, l’atteggiamento che il popolo italiano (o ciò che ne resta) tiene nei confronti del mondo che si apre al di là dell’Adriatico. Si fa un gran parlare, da più parti – anche dalla nostra – di una sacrosanta de-novecentizzazione della dialettica politica, di un superamento ...»

Notizie
Sinistra nazionale, note al margine di un incontro a Milano
Il provinciale recatosi a Milano, lo si nota subito. Guarda in alto rapito dall’imponenza degli edifici. Esita nell’attraversare la strada e attende diligentemente il segnale verde, per timore di un traffico che non è il suo. Permane per ore in una smorfia facciale che trasuda tensione e solleticante fastidio per i rumori cui non è avvezzo. Appena giunto, si precipita nella piazza più importante a bere qualcosa nel bar più famoso, per poter raccontare, per poter dare soddisfazione alla curiosità dei suoi compagni di provincia quando tornerà a casa. Si contiene nei più sobri comportamenti, per non tradire la sua natura grossolana così fuori luogo nelle raffinatezze cittadine e nel contempo ostenta quella disinvoltura sufficiente a celare almeno un po’ la sua immagine di buon selvaggio. Si muove frenetico, atterrito dalla lunghezza dei viali e voltando forzosamente angolo dopo angolo, alla ricerca di quella fine della città che è così prossima nella sua provincia e che nella grande metropoli sembra non scorgersi mai. Era un po’ che tra sodali si discuteva sull’eventualità, da più parti auspicata, di un incontro tra gli uomini che fanno riferimento alla sinistra nazionale, o che da questa si sentono fatalmente attratti, o che su questa desidererebbero chiarimenti, delucidazioni, risposte.

Bigazzi. La cucina, gloria nazionale
Quando parliamo dei sassi di Matera o di Sant’Apollinare in Classe, della torre degli Asinelli o dei trulli di Alberobello, della valle dei Templi o della laguna di Venezia, ci aspettiamo che i nostri interlocutori li riconoscano per quello che sono: esempi inestimabili del nostro patrimonio nazionale, beni artistici o paesaggistici che si ergono a immagine dell’Italia nel mondo, tesori cui la patria deve riservare la più alta tutela. Un patrimonio dell’umanità, insomma, per usare una corrente e abusata espressione, cui dobbiamo sentirci legati indissolubilmente, per suggellare il vincolo che ci lega alla nostra identità, alla nostra storia. Se invece parliamo di badda di Polizzi o di zolfino del Pratomagno, di calonega o di canalino, di nasieddu o di tabacchino, la gran parte dei nostri connazionali spalancherà gli occhi e ci chiederà in che lingua stiamo parlando. Non sono dipinti, né campanili, né manufatti di sorta. Sono fagioli. Anche questi illustri sconosciuti, tuttavia, meritano la loro collocazione nel pantheon della cultura e della storia nazionali, essendo parte della componente gastronomica di quella cultura che ci identifica – e nei secoli ci ha identificato – come popolo. E che, come gli altri aspetti della cultura nazionale, e anche in misura maggiore, ha risentito dell’umiliazione e della contestuale omologazione inflittaci con l’asservimento sociale, politico ed economico in cui ci ha ridotto questo infinito dopoguerra. Guai a chi sottovaluta la rilevanza del problema! In ispecie tra coloro che con consapevolezza critica denunciano la nostra decadenza.


L`incredibile vicenda dell`Alcatel
Mentre il paese gossipparo e salottiero, tanto caro ai media omologati, continua a dimenarsi tra squillo, coca e politici viziosi, il paese reale versa ogni giorno lacrime amare per la sottrazione fraudolenta di posti di lavoro. Il vento della dismissione soffia forte da nord a sud e famelici predoni fiutano succulenti affari. Il libro nero della disperazione si arricchisce ogni giorno di nuovi capitoli contenenti storie che sembrano tutte uguali tra loro. Tra le più controverse vi è senza dubbio quella della Alcatel di Battipaglia. Da circa un anno ormai, l'azienda ha deciso di dismettere il sito di Battipaglia vendendolo a Pierluigi Pastore, titolare, al 60% di Meditel, uno spin-off di Alcatel. A Pastore Alcatel Battipaglia ha concesso le maestranze esternalizzate, i macchinari per la produzione di schede elettroniche, il know how per far funzionare la Meditel e le commesse. I lavoratori di ALU Battipaglia si stanno opponendo da mesi a quest'assurdo piano di dismissione,  progettato da un gruppo economico-politico del nord che fa capo a dirigenti di Alcatel-Lucent Italia con sede a Vimercate, che segna il passaggio del sito da una multinazionale delle telecomunicazioni ad un nano imprenditoriale. Lo scorso 22 gennaio, un gruppo di lavoratori interinali di ALU Battipaglia è entrato in un locale distante 100 metri dai siti Alcatel e Meditel ed ha ripreso con telecamere e fotocamere lo stato dei luoghi. Nel locale in cui lavoravano quattro persone, di cui 2 sono risultate essere lavoratrici in nero, sono stati, inoltre, trovati numerosi prodotti Alcatel provenienti dal sito di Battipaglia: dai numeri di serie di ciascun pezzo, tramite i sistemi informativi di fabbrica, si è risaliti a commesse affidate a Meditel in conto lavoro. I filmati documentano ambienti di lavoro stile Cina con furore, senza alcun rispetto delle leggi sulla sicurezza e degli standard di qualità richiesti.

Iran: un ponte tra Europa e Asia
  Un ponte che dall’Oriente all’Occidente unisce l’Europa all’Asia. Che collega, da nord a sud, il Mar Caspio e l’Asia Centrale al Golfo Persico e all’Oceano indiano. L’Iran, l’antica Persia, nel cuore del Vicino Oriente è un Paese strategico, e soprattutto pacifico. Così lo ha descritto ieri, nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Roma, l’ambasciatore iraniano presso il Vaticano Ali Akbar Naseri. Un incontro alla presenza di giornalisti e studiosi della realtà vicinorientale che ha suscitato un interessante dibattito. La televisione presente nella stanza trasmetteva le immagini delle imponenti manifestazioni che si stavano svolgendo a Teheran per celebrare il 31esimo anniversario della Rivoluzione islamica. VIDEO http://www.rinascita.eu/index.php?action=media&idv=82

Porci con le ali
Un anno fa l’ intellighentsia inglese lanciò l’acronimo BRIC per inglobare in tale sigla i grandi spazi statali emergenti: Brasile, Russia, India e Cina. Una maniera per tenerli sotto controllo. Non a caso, nell’ultima riunione tra questi Stati emergenti, nel maggio 2008 a Ekaterinenburg, era stato proposto di stabilire una moneta internazionale più solida del dollaro: proposta neppure commentata dai grandi mass media occidentali. La verità è che questi grandi Stati-nazione stanno cercando alleanze “ideologiche” con altri Stati, per superare l’incapacità, fino ad ora manifesta, di creare grandi spazi di comune economia e politica indipendente.  E’, questa, l’idea-forza che questi grandi conglomerati statali ancora non posseggono e che l’Inghilterra ha impedito e impedisce loro di costruire. Come è un fatto che - per liberarsi tanto dell’imperialismo internazionale del denaro che dell’imperialismo militare- industriale talassocratico - sia necessaria la volontà (e la capacità) originale di costituire un grande spazio politico-economico indipendente dove chi più possiede più apporta alla costruzione comune.

I Have a Dream...
«Ho un sogno: che Israele possa entrare un giorno nell'Unione europea»                                                                                          Silvio Berlusconi

Gli scherzi della memoria
Per Platone il processo attraverso il quale si impara e si conosce è puramente di reminescenza (in greco anamnesis). Ed eccoci di nuovo alla giornata del ricordo, in questa Europa dove tutti ormai hanno da far ricordare qualcosa ma alla fine nessuno ricorda niente. Dopo quella del Muro, dove, tra concerti e discorsi altisonanti si è commemorata l’unificazione delle due Germanie, ecco che ora giungono improrogabili e puntuali anche i preparativi per il giorno della memoria della Shoah. Tutto questo mentre l’entità sionista di occupazione della Palestina annuncia la costruzione di un nuovo muro intorno alla Striscia di Gaza. All’ipocrisia mediatica che accompagna sempre tali manifestazioni di commemorazione, si unisce quella dei “commemorati”, che, poche ore fa, hanno annunciato i lavori per la costruzione di un muro “ultratecnologico” - chi conosce le ultratecnologie di Israele sa che per i Palestinesi non sarà una cosa indolore - lungo 266 chilometri al confine meridionale con l’Egitto, con il presunto obiettivo di impedire l’ingresso di migranti dall’Africa.

Politica e informazione: i fuochi fatui
Abbiamo sempre sostenuto, con la più ferrea determinazione, non solo la sovranità della politica rispetto alle dottrine accessorie che la accompagnano nello svolgimento dell’arte del governo di una comunità, ma anche la superiorità della scienza politica nell’insieme delle teorizzazioni e delle analisi dei fenomeni sociali. E’ una visione organica e anti-economicistica del mondo che si proietta – anche nei momenti di massima crisi e di riduzione al minimo dell’azione politica stessa – nella speculazione sui fenomeni e nell’analisi degli eventi.   Altri approcci metodologico-analitici a-politici o extra-politici, per avere validità, devono necessariamente sottostare alla politica in una ideale scala gerarchica che la vede collocata sul gradino più alto (o almeno su quello materialmente più alto, essendo la speculazione sullo spirito e la pura contemplazione dei livelli immateriali del pensiero, da cui tutto prende forma, ma che comunque rivestono un ruolo superiore ed estraneo alla presente dissertazione). I livelli di analisi sociale sottostanti alla politica sono da distinguersi essenzialmente in due gradi: quello dell’economia politica, che riveste comunque un dignitoso ruolo di eccellenza nello studio dei fenomeni sociali e nella ricerca delle soluzioni ma che deve tuttavia essere ideologicamente secondario, invertendo lo schema marxiano di struttura/sovrastruttura, e, in fondo, la cronaca giudiziaria, le teorie amministrative, fiscali e finanziarie.

Cronache Contemporanee. Analisi e commenti delle dinamiche internazionali
            Ass. Culturale Nuove Sintesi - Dunum presenta il libro: “Cronache Contemporanee” Analisi e commenti delle dinamiche internazionali Interviene avv. Pietro Ferrari autore del libro - saggista Sabato 23 gennaio 2010 Sala consiliare Municipio – ore 16.45 piazza Mazzini – Bellante Paese (TE) info 320-7534789 ingresso libero    

Un libro di Raffaele Ragni sulla contrapposizione tra localismo dinamico e globalizzazione
Il perno su cui insistono la forza e l’efficacia dell’ultima opera di Raffaele Ragni consiste nelle premesse. E’ stata infatti premura dell’Autore sottolineare, fin dalle prime righe, la natura di manifesto politico del suo scritto, di cui è d’obbligo constatare lo spessore scientifico e la conformità a una struttura saggistica adeguata alla complessità della trattazione, che spazia attraverso (e connette tra loro) questioni quali la costruzione della nazione, il dualismo territoriale, il regionalismo, l’interazione- contrapposizione tra mondialismo e localismo, l’aspetto localista dello sfruttamento globale, la questione monetaria. “Genere desueto”, per usare le stesse parole dell’Autore, quello del manifesto politico, ma necessario al fine della ricerca delle soluzioni ai problemi politici ed economici che affliggono le comunità nazionali del mondo contemporaneo, problemi che risiedono appunto nella perdita delle proprie identità e sovranità. Genere che inoltre contribuisce al ricollocamento della scienza politica e sociale nel suo alto ruolo di ingerenza nella determinazione delle linee guida dell’azione politica stessa, ruolo accantonato dal pensiero postmoderno e tardo-novecentesco.

RINASCITA WEB-TV
        http://rinascita.eu/index.php?action=media&idv=66 Manifestazione Ambasciata Iran a Roma - Sabato 16 gennaio si è svolta nella capitale una manifestazione di supporto alla repubblica islamica dell`Iran in segno di protesta contro le devastazioni compiute nel giorno della Ashura dai movimenti di opposizione al governo iraniano. Servizio di: Alessia Lai Servizio e montaggio: Alessandro Sassone

In memoria di un uomo d`onore
Con Antonio Ghirelli, Francesco Damato, Ugo Intini e, a fianco, Arturo Gismondi, demmo vita – era il 1994 – ad un foglio socialista di testimonianza e di attacco, “Non mollare”, tra noi scherzosamente definito “il giornale dei direttori”. E cioè un giornale redatto da quattro-cinque direttori di testate politiche (ex-tg-Rai, Avanti, Umanità) espulsi dall’agone nazionale dal “nuovo” (mani pulite) all’attacco del socialismo italiano e votato alla distruzione di ogni resistenza sociale e statale definita craxiana.

Tempi moderni
E così, seguendo letteralmente quelli che si definiscono “tempi biblici”, dopo quasi ventiquattro anni, la sinagoga di Roma aprirà i suoi cancelli al papa di Roma. L’Oltretevere traverserà il fiume e troverà ad attenderlo, nel tempio costruito un secolo e cinque anni fa sulle case fatiscenti del “ghetto” non più bagnate dal Tevere,  il “fratello maggiore”.

L’hip-hop italiano si chiama Caparezza
Strana storia, quella di Michele Salvemini, già Mikimix (Sanremo ‘97) e da qualche anno meglio noto come Caparezza, trentaseienne che ancora oggi vive (e trova ispirazione) a Molfetta – sua città natale, che non ha abbandonato nonostante il grande successo della sua musica. Sì, strana storia: perchè se non c’è niente di così anomalo nel fare un pezzo hip-hop contro il “divertimentificio”, di certo non è tanto normale che esso ne diventi, e in un botto, proprio l’inno! Siamo a 6-7 anni or sono e “Fuori dal tunnel” impazza. Dalle discoteche alle autoradio di tutta Italia, non c’è anima viva che ne ignori il ritmo accattivante. Fino alla nausea. Probabilmente, senza “Fuori dal tunnel”, Caparezza sarebbe (forse, data l’indubbia capacità artistica) rimasto in un circolo rap underground. Per intenderci: il singolo precedente al tormentone del tunnel, “Follie preferenziali” – pezzo di accusa contro la guerra in Afghanistan e Iraq – nonostante l’ottima musicalità, fu rifiutato da tutti i grandi network.

Iran. La tomba dei ‘colorati’
Il fenomeno che recentemente è assurto agli onori delle cronache e delle analisi politiche con la denominazione di “rivoluzioni colorate” – terminologia amena che dietro una mano di policromia cela le più grigie manovre dell’imperialismo atlantico – è da inserirsi, ad un’accurata indagine, in quella prassi pluridecennale applicata dagli Stati Uniti d’America e dai loro accoliti che può sostanzialmente essere ricondotta alla tipologia del regime change, consistente nel sovvertimento delle legittime istituzioni di uno Stato o nel re-indirizzamento delle istituzioni preesistenti ai fini dell’adesione (o di un’adesione più marcata) della nuova o rinnovata classe dirigente alle linee di programma geopolitiche ed economiche dell’Occidente capitalista.

Novità
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Il 2009 bolivariano: anno di conquiste e successi
Il 2009, per Chávez e il Venezuela, si è concluso con un dato rassicurante: l’aumento del salario medio in un anno nero per l’economia a causa della grave crisi economica planetaria. Il governo di Caracas, in controtendenza rispetto ad altri Paesi nei quali il primo settore ad essere colpito è stato quello dell’impiego, ha incrementato nel 2009 le politiche volte ad affrontare i riflessi della crisi con l’obiettivo di proteggere il popolo e i lavoratori, le missioni sociali e gli investimenti pubblici nell’economia. Iniziative che hanno permesso al salario minimo di avere in incremento del 21% in rapporto al 2008, collocandosi sui 967,50 bolivares. “Il salario minimo lo abbiamo incrementato del 21% in due battute, un a maggio e un’altra a settembre, e il salario minimo dei nostri lavoratori risulta essere, oggi, il più alto dell’America Latina, nonostante la crisi mondiale”, ha affermato Hugo Chávez. Un dato che, tra l’altro, non tiene contro del “tiket alimentare” varato dal governo, che fa praticamente raddoppiare la retribuzione media venezuelana rispetto al salario medio del continente latinoamericano.

La scelta nucleare. Ventitré anni dopo il referendum, nel 2009 l’Italia riprende la strada dell'energia atomica
Relativamente all’impiego per usi civili dell’energia nucleare esistono numerose fazioni, che hanno ingaggiato e ingaggiano tuttora un’asperrima contesa, senza pari se raffrontata alle tante diatribe (per lo più sterili) che animano, nel desolante scenario del dibattito politico nazionale, lo scambio di vedute tra uomini intelligenti e – più spesso – gli starnazzi del politicamente corretto.  

Considerazioni in libertà sul governo del fare
Dice Miro: scrivi qualcosa inerente l’evento, secondo te, più significativo del 2009. Va bene, dico io, ma cosa? E allora comincio a pensare e iniziano a passarmi per il cervello varie immagini: Berlusconi e Noemi, Berlusconi e la D’Addario, Berlusconi e i suoi attributi al vento a Villa Certosa, Berlusconi e il lodo Alfano, Berlusconi e Spatuzza, Berlusconi e la mia bela madunina, Berlusconi e il partito dell’amore, Berlusconi e il governo del fare…

E' tutta 'na jacuvélla
Non lasciamoci ingannare "dalla fabbrica dell'odio", dalle schermaglie tra sinistra e destra; sono soltanto lotte tra vassalli dell'alta finanza apolide che tiranneggia mezzo mondo e che vuole espandere il suo dominio sul resto del mondo, manovrando gli USA e la Nato.   st1\:*{behavior:url(#ieooui) } Noi europei siamo liberi di odiarci e di azzuffarci tra di noi e tra italiani, o di tifare per questo o per quello, purchè restiamo sempre al servizio del "grande tiranno" che finanzia i partiti, i giornali, le televisioni, le libere università, le case editrici, le lobbies "culturali", e tutto quel che può effettuare il lavaggio del cervello del popolo bue (che deve lavorare senza pretendere troppo). Non lasciamoci ingannare e travolgere dalle campagne d'odio, dalle violenze del momento, sono 'na jacuvélla che contribuisce a distrarci dalla consapevolezza dell'esistenza di una tirannia della consorteria dell'alta finanza, l'International Banking Fraternity. Hanno abolito la "Scala mobile" che legava la retribuzione dei lavoratori al lievitare dei prezzi dei generi di prima necessità, tutti d'accordo, politici, sindacati, giornalisti, portaborse e reggicoda di sinistra e di destra. Hanno fatto la guerra alla Serbia, hanno massacrato migliaia di civili, assieme agli americani e agli altri vassalli della Nato, tutti d'accordo: politici di sinistra e di destra. Hanno svenduto alle multinazionali le industrie, le banche, tutto il vendibile: erano tutti d'accordo politici, giornalisti, sindacalisti, economisti, uomini di "cultura", magistrati ecc. Abbiamo partecipato all'aggressione dell'Iraq (Peace Keeping) tutti d'accordo per esportare la Democrazia con la D maiuscola, (come da noi): partiti, media asserviti, maggioranze prefabbricate ecc. La democrazia come sistema di asservimento inavvertito.

Il waterboarding di Sua Maestà
Il waterboarding, il metodo di tortura consistente nell’annegamento simulato non è prerogativa degli agenti segreti statunitensi. Diventato tristemente noto dopo le ammissioni dei dirigenti Cia sul trattamento dei detenuti di Guantanamo, questo “strumento” pare venisse usato negli anni ’70 anche dai soldati britannici in Irlanda del Nord. Lo ha rivelato ieri il Guardian. Il fatto è emerso in seguito alle indagini della Criminal Cases Review Commission (Ccrc), che ha recentemente preso in esame il caso di Liam Holden, ritenuto colpevole di aver ucciso un soldato sulla base di una confessione non firmata. Holden aveva 19 anni quando fu catturato a Belfast, nell’ottobre 1972, e accusato dell’uccisione di Frank Bell, il centesimo soldato inglese morto in Irlanda del nord quell’anno, pur in possesso di un alibi confermato da parenti e altre persone. La sentenza, emessa nel 1973, lo aveva condannato all’impiccagione (pena poi commutata in ergastolo e successivamente ridotta a 17 anni). La giuria, allora, non prese in considerazione le affermazioni di Holden, che sostenne di aver confessato solo dopo che i soldati inglesi avevano praticato su di lui la tecnica dell’annegamento simulato. “Ho parlato quando mi hanno messo un panno sulla faccia e mi hanno versato acqua attraverso bocca e naso dandomi l’impressione di annegare”, aveva spiegato Holden l’irlandese. Oggi,a distanza di più di 36 anni, la Ccrc ha rispedito il caso di Holden alla Corte d’appello ritenendo di possedere nuove prove sul caso e esprimendo forti riserve “sull’affidabilità e l’ammissibilità della confessione” estorta a Liam.

Rottamazioni
La corporazione monolitica dei rettori e dei docenti ordinari delle Università nazionali, ha un concetto tutto suo della “mobilità” interna agli Atenei e dei metodi per “aprire” le porte universitarie alle nuove generazioni. Una volta - e fu il ‘68 - contro questa casta deflagrò una vera e propria rivolta generazionale: così, per qualche anno, il “potere assoluto” dei prof di carriera subì delle limitazioni. Ai giovani fu permesso un più libero accesso alle università, la possibilità di appelli mensili per sostenere i lavoratori e ad alcuni baroni fu contestato il ruolo di padri-padroni di una cultura lottizzata dai partiti (l’esempio del prof. Sandulli a Roma, docente di diritto costituzionale nonché, presidente della Suprema Corte, beneficato da un centinaio di lauti onori “accessori” era stato eclatante). Ma il vento tornò a spirare al contrario. L’apertura delle Università fu trasformata in un inciucio tra vecchi e nuovi baroni, questi ultimi integrati nel “sistema di casta” per meriti politici “emergenti”. Furono moltiplicate all’inverosimile le cattedre, furono moltiplicati gli Atenei, furono aboliti gli appelli mensili e “i corsi liberi” degli studenti.




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